I principi del Laboratorio
Otto principi, un manifesto. Sono la grammatica che tiene insieme ogni area e ogni percorso del Laboratorio.
Centralità della persona
Al centro di ogni percorso non c’è un programma da svolgere, ma una persona da riconoscere. Metodi e contenuti si piegano a questo: servono la crescita di chi si forma, non il contrario.
Formazione esperienziale
Si impara attraversando, non solo ascoltando. L’esperienza diretta — nel gruppo, nella relazione, nel lavoro su di sé — è il luogo in cui la conoscenza smette di essere nozione e diventa competenza.
Integrazione tra teoria e pratica
Teoria ed esperienza non sono momenti separati, ma due luci puntate sullo stesso oggetto. Ogni concetto viene messo alla prova dell’esperienza, e ogni esperienza cerca nella teoria una forma per essere compresa.
Rigorosa fondazione scientifica
L’attenzione alla persona non è approssimazione. I percorsi poggiano su riferimenti teorici solidi e verificabili, nel dialogo aperto con la ricerca clinica e con le discipline che studiano la mente e la relazione.
Supervisione continua
Chi accompagna ha bisogno, a sua volta, di essere accompagnato. La supervisione — individuale e tra pari — attraversa tutti i percorsi: è lo spazio in cui il lavoro viene ripensato senza fretta di concludere.
Ricerca permanente
Il Laboratorio non applica soltanto un sapere già dato: lo interroga. La ricerca è una postura costante, che tiene i percorsi vivi e li protegge dal diventare routine.
Cura della dimensione etica della relazione
Ogni relazione d’aiuto è anche una responsabilità. La riservatezza, il rispetto dei limiti, l’onestà verso chi si accompagna non sono adempimenti formali, ma il cuore stesso del lavoro.
Promozione dell’individuazione e della responsabilità personale
Il fine non è rendere le persone dipendenti da un metodo, ma più libere e più responsabili. Accompagnare significa restituire a ciascuno la propria strada, non indicarne una uguale per tutti.